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Divieti di Stato - Fumatori? Criminali! Non avete scampo di A.Mingardi

Nostalgie di ventennio? Paternalismo statalistico. Attendiamo fiduciosi il giorno in cui chi vorrà fumare dovrà rivolgersi al mercato nero. Se non altro verrà spazzato via il "monopolio". Ce ne sarà un altro, ce n’è un altro: quello della salute. Che è mia, si spera, ma prima è del governo: mi vuole bene, mi rimbocca le coperte, bacino della buonanotte, stai fermo che ti faccio un clisterino. Marciare contro il fumo si può. Delle ragioni ci saranno anche: l’incazzatura del fumatore, che sta al ristorante e gli fumi addosso, sta in coda alla posta e gli fumi addosso, si fa un doppio malto e gli fumi addosso.

Basterebbe un po’ di educazione. Non ti do fastidio io, non me ne dai tu. Basterebbe il tanto bistrattato mercato: fumofobici, fumofili. Realtà differenti, spazi diversi. Ristoranti diversi. Cinema diversi. Compagnie aeree diverse. E invece no. Serve la legge e il braccio violento.

La cultura delle libertà in Italia è debole, altro che storie. Anche altrove, del resto. Consumare nicotina e stuprare un bambino sono reati che si assomigliano un po’ ovunque, negli isterismi fin de siécle. Qui, però, di più.

Dici liberalismo, e se qualcuno ha una vaga idea di chi sia Adam Smith è già molto.

Ci manca tutto un filone del pensiero liberale, forse il più puro, forse il più pazzo, difficile a dirsi. Un nome a caso, Ayn Rand. famiglia borghese piccola piccola la Rivoluzione l’uccide a Pietroburgo. Non chiude gli occhi, ci vede bene, scappa. Il sogno è l’America. E scrivere, vende venti milioni di copie dei suoi libri. S’iventa filosofa. "Oggettivismo", così battezza la sua scuola di pensiero. L’egoismo è una virtù, il capitalismo è l’unico sistema morale, l’unico capitalismo vero è quello del laissez faire. Due generazioni della "destra" americana crescono leggendola, conservatori e libertari. Il reaganismo le deve almeno quanto deve a Friedman e Hayek.

La differenza fra statalismo e liberismo sta tutta non nel pensiero, ma in un pensiero di Ayn rand. Lo dedicò alla sigaretta. Fumava come un turco, lei, gauloises di quelle lunghe, col bocchino tenuto tra l’indice e il medio, nuvolette di fumo da vamp disegnate nell’aria.

Le sigarette simboleggiano, diceva costei, la vittoria della ragione umana sulle forze insensate della natura. Il fuoco domato: Prometeo in una mano. E sono figlie del mercato, un piacere che perchè è piacevole ci dà del bene e perchè è piacevole è buono per definizione.

Altro che proibirne la pubblicità: "Per un oggettivista accendere una cicca è un atto profondamente sacro, come la santa comunione per un cristiano". "Questo è il mio corpo", e nuoce gravemente alla salute.

Un’esagerazione? Certo che lo era. Ma spiega bene perché i verdi ce l’abbiano tanto con i fumatori, e le orribili multimultinazionali del tabacco. Dopotutto, Prometeo è il nostro eroe e il loro incubo. Con lui è cominciato tutto: le tossine nell’aria, lo smog, la fusione fredda, mangiare biotech...

Mai fumato una sigaretta, mai fatta la comunione. Proprio mai, lo ammetto, no, però ci siamo quasi. E da non fumatore la sento, l’arrabbiatura, per quello che ti nicotinizza la bistecca, ti tramortisce le narici, ti narcotizza la lingua, ma perdono tutto, perché a conti fatti preferisco il mio Prometeo, che ci pensa e si ribella, ai pomodori acerbi, ai pecoroni zitti zitti, e alla natura crudele degli dei.

 

Le origini storiche dell’antifumo

Suona familiare? Dovrebbe. Sono queste le nuove direttive del Ministero della Sanità italiano, oppure di quello americano? No. Queste sono le direttive sanitarie imposte dal partito Nazionalsocialista al popolo tedesco nel 1937.

Terzo Reich.’ il salutismo al potere. Questo è il titolo dell’articolo del Corriere della Sera di Mercoledì 25 Ottobre 2000, pubblicato a pagina 33. L’articolo parla dell’uscita della traduzione in italiano del libro di Robert Proctor intitolato La guerra di Hitler al cancro, il cui titolo originale inglese è The Nazi War on Cancer. Nell’articolo del Corriere della Sera si legge: "... Però assai meno noti sono gli aspetti medico-sanitari per cui il Terzo Reich si rivelò all’avanguardia in quelle politiche "salutiste" ed "ecologiche" - dalla messa al bando di sostanze inquinanti fino alla martellante campagna contro il fumo - che oggi rappresentano il fiore all ‘occhiello di non poche democrazie avanzate A sorpresa di molti, l’antifumo è un’idea nazista, originata in Germania circa nel 1936, quando la prima scienza rottame, basata su epidemiologia multifattoriale (la stessa poi usata per stabilire le "prove scientifiche" della superiorità della razza Ariana, tanto solide quanto quelle sul fumo passivo), indicò un’ "associazione" statistica tra il fumo ed il cancro polmonare. Mentre l’associazione tra fumo e cancro polmonare è reale (il novanta per cento dei cancri polmonari avviene nei fumatori), allora come oggi la scienza rottame "dimenticava" di menzionare che il cancro polmonare nel fumatore si sviluppa in un’età dove statisticamente è tempo comunque di morire. Oggigiorno, se fumi molto, dopo i 70 anni hai una possibilità su dieci di morire di cancro polmonare, ed altre 2,3 possibilità su dieci di morire di un altro tipo di cancro. In totale quindi, hai 3,3 possibilità su dieci di morire di cancro. Se non fumi, dopo i 70 anni hai 3,3 possibilità su dieci di morire di cancro, anche se - probabilmente ma non sicuramente - esso non sarà cancro polmonare. Per favore, qualcuno dei "grandi luminari" oncologi alla Veronesi spieghi qual è la pratica differenza. Siccome, com’è sempre stato, il silenzio su questo punto è totale, la risposta viene da se.

Per mettere la ciliegina sulla torta, la scienza rottame alla base della propaganda salutista si dimentica anche di menzionare che la durata media della vita (quindi della vecchiaia) è incrementata di oltre dieci anni dal 1950, e siccome il cancro attacca quasi sempre gli anziani, è chiaro che esso sarà, sempre più spesso, la "causa" della morte. Questo però non significa che esista un’epidemia di cancro, come i ciarlatani salutisti vogliono far credere alla gente - salvo che non si consideri la morte stessa un’epidemia, e si consideri conseguentemente "normale" l’immortalità!

Ma torniamo all’opera di Proctor. Il fatto più spaventoso messo indirettamente in luce dal libro è che in tutto il mondo si parla seriamente della "rivalutazione" della medicina nazista. Durante un’intervista dell’anno scorso sulla matrice nazista dell’antifumo moderno, l’autore affermò che il suo libro "Non doveva essere frainteso come un tentativo di condannare l’educazione antifumo", mettendosi subito nella politicamente corretta posizione salutista - e probabilmente evitando così l’intimidazione sistematica degli antifumo, noti per rovinare la carriera di coloro che si oppongono alla loro agenda politica, e che si schierano in difesa dell’etica professionale. La verità che troppi, consciamente o meno, non hanno il coraggio di guardare in faccia, è che certe attitudini del nazismo sono ancora tra noi, riproposte dallo stesso salutismo creato dal Terzo Reich.

Anche il Corriere della Sera fallisce tragicamente di vedere il terribile pericolo rappresentato dall’altro lato dell’equazione salutista: se si apre la porta al salutismo, inevitabilmente la si apre anche a quella mentalità che storicamente lo ha concepito e lo ha reso possibile. Eppure, l’articolo definisce il salutismo come "Il fiore all ‘occhiello di non poche democrazie avanzate", e parla di "avanguardia ". La realtà è invece che il salutismo è stato, ed è ancora, il fiore all’occhiello del nazi-fascismo e di simili dottrine - qualcosa che dovrebbe essere non solo inaccettabile, ma aggressivamente denunciato e scoraggiato.

Le tentazioni dello stato totalitario, sia esso "rosso" o "nero" sono tra noi, oggi più che mai dalla fine della guerra. L’etichetta e la metodologia di proponimento sono cambiate, ma non il prodotto: controllo sociale in nome della salute, ordine e sicurezza, e dello sbandierato "avanzamento del progresso".

Le parole e lo spirito di Adolf Hitler echeggiano nel Ventunesimo secolo, confezionate dal salutismo, dal pragmatismo, e dalle illusioni del benessere materiale, questa volta in una corsa attraverso un vuoto ideologico e verso un traguardo indefinito.

Quando l’intelletto e lo spirito vengono meno, inevitabilmente essi sono sostituiti dai culti della salute e del benessere materiale e questa è un’altra "irrilevante" osservazione di quella minoranza di arretrati che ha imparato le lezioni della storia.

Nel frattempo, la porta è già stata socchiusa - anzi, spalancata - alla chimera salutista da coloro che hanno tutto da guadagnare dalle sue false promesse.