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Julian Assange

Assange nasce a Townsville, nel Queensland, nel 1971[1]. Assange si definisce un anarchico, libertario e cypherpunk, ma non è contrario alla partecipazione politica elettorale.[2] I genitori si conobbero durante una manifestazione contro la guerra in Vietnam. Figlio di attori teatrali, da bambino cambia trentasette scuole .[3] Lascia la casa a diciassette anni, si sposa a diciott'anni e diventa padre; poi si separa dalla moglie[1]. Verso la fine degli anni ottanta diviene membro di un gruppo di hackers noto come "International Subversives" (Sovversivi internazionali) con lo pseudonimo di "Mendax" (da una frase di Orazio: "magnificamente mendace")[4]. Nel 1991 subisce un'irruzione nella sua casa di Melbourne da parte della polizia federale australiana[5], con l'accusa di essersi infiltrato in vari computer appartenenti a un'università australiana e nel sistema informatico del Dipartimento della difesa americano[1][6]. Nel 1992 gli vengono rivolti ventiquattro capi di accusa di hacking.[non chiaro]

Assange è condannato, ma in seguito è rilasciato per buona condotta, dopo aver pagato una multa di 2100 dollari australiani. Nel 1995 scrive Strobe[7], software open-source dedicato al port scanning. Nel 1997 collabora alla stesura del libro Underground: Tales of Hacking, Madness and Obsession on the Electronic Frontier. Dal 2003 al 2006, studia fisica e matematica all'Università di Melbourne, ma non ottiene una laurea[6]. Studia anche filosofia e neuroscienze[8].

A partire dal 2007 è tra i promotori del sito web Wikileaks, del quale si definisce editor in chief[9]. Il 28 novembre 2010, dopo averlo annunciato diverso tempo prima, WikiLeaks rende di pubblico dominio oltre 251.000 documenti diplomatici statunitensi, molti dei quali etichettati come "confidenziali" o "segreti". (fonte)

 

Bradley Manning

Bradley Manning (Crescent, 17 dicembre 1987) è un militare, informatico e attivista statunitense con cittadinanza britannica.

Accusato di aver scaricato decine di migliaia di documenti riservati mentre svolgeva il suo incarico di analista informatico in Iraq e di averli rilasciati all'organizzazione WikiLeaks, è stato arrestato, imputato di svariati reati contro la sicurezza nazionale e detenuto in condizioni considerate lesive dei diritti umani. Il suo caso ha suscitato un acceso dibattito in quanto quei dossier riguardavano l'omicidio di diversi civili disarmati da parte dell'esercito americano.

Nel 2011[1][2] e nel 2012 viene candidato al Premio Nobel per la Pace.[3][4][5]

Nel maggio 2010 l'hacker Adrian Lamo denuncia Bradley Manning alle autorità militari, asserendo che Manning, in una conversazione via chat, gli confidò di aver passato a Julian Assange una serie di documenti confidenziali tra cui il video Collateral Murder (in cui due elicotteri Apache americani attaccano uccidendo 12 civili disarmati), ai quali aveva accesso dalla sua workstation. Dopo pochi giorni Bradley viene arrestato e tenuto in custodia in Kuwait per due mesi.[7] Il 29 luglio viene trasferito nel carcere militare di Quantico, in Virginia.

Il 21 agosto 2013 è stato condannato a 35 anni di prigione per 20 dei 22 capi d'accusa imputatigli dalla procura militare: la giudice Denis Lind della corte marziale di Ft. Meade lo ha assolto solo dall'accusa più grave, quella di connivenza con il nemico (che prevede l'ergastolo), ma lo ha riconosciuto colpevole dei rimanenti reati relativi alla diffusione di notizie coperte da segreto e al possesso di software non autorizzati.[20] (fonte)